Dario Franceschini da un'intervista di Roberto Zuccolini sul Corriere della Sera: «Mi stupisce la reazione di chi ha giudicato improvviso e inaspettato, quasi un tradimento, l'annuncio di Veltroni: è sin dall'inizio che abbiamo detto a tutti con chiarezza due cose: da una parte che avremmo continuato a sostenere con la massima lealtà il governo, dall'altra che il Pd è un partito a vocazione maggioritaria». È paradossale dire che la nascita del Pd o la scelta di presentarsi da soli mettano a rischio la maggioranza, quando molti di quelli che lo affermano non fanno che ripetere da sempre lo stesso ritornello: "O ci ascoltate o facciamo cadere il governo". Ed è un delitto dire che in futuro dovranno esserci coalizioni meno eterogenee, quindi in grado di governare? È normale che ci sia dibattito interno in un partito che rappresenta circa un terzo degli italiani. Ma i tre milioni che hanno votato Veltroni alle primarie hanno chiesto un forte impegno a cambiare. Vogliamo aprire una nuova fase del bipolarismo chiudendo quella in cui le alleanze si facevano solo contro qualcuno con il risultato di coalizioni troppo frammentate. E comunque, a mio giudizio, il problema è soprattutto uno: Appare ormai chiaro che gli italiani hanno voglia di due grandi partiti: uno democratico e uno conservatore, in concorrenza aperta su due programmi diversi e distinti. Poi, se non raggiungono la maggioranza, ovviamente decidono con chi allearsi. Oltre al Partito democratico ci saranno altre forze che riusciranno a superare la soglia di sbarramento. Ad esempio la Cosa Rossa, quando nascerà. Dato che non possiamo fare patti con le forze del centrodestra, loro potranno essere nostri alleati. Però solo in presenza di una condivisione programmatica vera, chiara e pulita. Più che alle sigle, guarderemo a tutti gli italiani, quindi anche al centro, inteso come quegli elettori moderati che aspettano da tempo una politica “del fare” connotata dal buon senso e dalla concretezza. Intanto però lavoriamo sulla riforma elettorale. Una cosa deve essere chiara a tutti, a partire da chi protesta un giorno sì e uno no: non accetteremo mai di abbassare la soglia minima di sbarramento, fissata al 5 per cento. Altrimenti avremmo perso la nostra battaglia contro la frammentazione e la difficoltà a governare. Ci batteremo inoltre per il cambiamento dei regolamenti parlamentari. Perché, soprattutto, non sia possibile creare gruppi parlamentari diversi da quelli che vengono determinati dal voto popolare».lunedì 21 gennaio 2008
LEALTA', RESPONSABILITA', GOVERNABILITA'
Dario Franceschini da un'intervista di Roberto Zuccolini sul Corriere della Sera: «Mi stupisce la reazione di chi ha giudicato improvviso e inaspettato, quasi un tradimento, l'annuncio di Veltroni: è sin dall'inizio che abbiamo detto a tutti con chiarezza due cose: da una parte che avremmo continuato a sostenere con la massima lealtà il governo, dall'altra che il Pd è un partito a vocazione maggioritaria». È paradossale dire che la nascita del Pd o la scelta di presentarsi da soli mettano a rischio la maggioranza, quando molti di quelli che lo affermano non fanno che ripetere da sempre lo stesso ritornello: "O ci ascoltate o facciamo cadere il governo". Ed è un delitto dire che in futuro dovranno esserci coalizioni meno eterogenee, quindi in grado di governare? È normale che ci sia dibattito interno in un partito che rappresenta circa un terzo degli italiani. Ma i tre milioni che hanno votato Veltroni alle primarie hanno chiesto un forte impegno a cambiare. Vogliamo aprire una nuova fase del bipolarismo chiudendo quella in cui le alleanze si facevano solo contro qualcuno con il risultato di coalizioni troppo frammentate. E comunque, a mio giudizio, il problema è soprattutto uno: Appare ormai chiaro che gli italiani hanno voglia di due grandi partiti: uno democratico e uno conservatore, in concorrenza aperta su due programmi diversi e distinti. Poi, se non raggiungono la maggioranza, ovviamente decidono con chi allearsi. Oltre al Partito democratico ci saranno altre forze che riusciranno a superare la soglia di sbarramento. Ad esempio la Cosa Rossa, quando nascerà. Dato che non possiamo fare patti con le forze del centrodestra, loro potranno essere nostri alleati. Però solo in presenza di una condivisione programmatica vera, chiara e pulita. Più che alle sigle, guarderemo a tutti gli italiani, quindi anche al centro, inteso come quegli elettori moderati che aspettano da tempo una politica “del fare” connotata dal buon senso e dalla concretezza. Intanto però lavoriamo sulla riforma elettorale. Una cosa deve essere chiara a tutti, a partire da chi protesta un giorno sì e uno no: non accetteremo mai di abbassare la soglia minima di sbarramento, fissata al 5 per cento. Altrimenti avremmo perso la nostra battaglia contro la frammentazione e la difficoltà a governare. Ci batteremo inoltre per il cambiamento dei regolamenti parlamentari. Perché, soprattutto, non sia possibile creare gruppi parlamentari diversi da quelli che vengono determinati dal voto popolare».
Pubblicato da
PD Casalmaggiore