di Marianna Madia - “La mia straordinaria inesperienza politica”: questa è stata la mia prima dichiarazione. Che molti hanno considerato un errore. Non credo.Penso che in questo tempo di incertezza e di precarietà la politica debba trasformarsi: da pura politica di professione a un impegno civile e sociale, anche per un periodo limitato. Non una carriera ma una passione che si realizza.Quindi, diventando più precaria, assomiglierebbe di più alla realtà sociale e civile che deve interpretare e per la quale deve legiferare.Io vorrei far parte di quella quota, perché considero il mio impegno sociale e professionale oggi in politica. Domani, di nuovo, nella ricerca e nel racconto delle trasformazioni della società.E la nostra oggi è una società che chiede coesione, convergenza di ideali, perché la precarietà e l’incertezza di uno sono la precarietà e incertezza di tutti.Dalla crisi all’opportunità: un manifesto generazionale Da quindici anni l’Italia cresce troppo poco. E non è soltanto l’economia italiana oggi. Sembra essere l’economia internazionale a essere molto molto affannata.Il modello di sviluppo che ha caratterizzato l’ultimo secolo è al capolinea. Di fronte allo scenario dell’esaurimento delle risorse, le risorse energetiche in primo luogo, occorre ripensare le strategie per una progettualità di crescita qualitativa e sostenibile.Il vero e forse unico valore di un paese è la progettualità. Espressa e rappresentata dai giovani, non solo come portatori delle istanze di una generazione, ma anche come progettisti di un futuro soffocato dall’incertezza del presente.Alla politica di oggi non può essere chiesto di attuare solo delle manovre correttive, ma occorre mettere in campo nuovi valori. Nuove logiche di sviluppo. Non più incentrate solo sulla logica dei consumi, ma orientate verso uno sviluppo identitario e di qualità. Uno sviluppo che tenga conto della limitatezza delle risorse, di una cultura del territorio, della necessità di un modello di sviluppo più al femminile, con la partecipazione e il coinvolgimento di chi questa precarietà personale, sociale e ambientale la vive in diretta sulla sua pelle.sabato 29 marzo 2008
UN MANIFESTO GENERAZIONALE
di Marianna Madia - “La mia straordinaria inesperienza politica”: questa è stata la mia prima dichiarazione. Che molti hanno considerato un errore. Non credo.Penso che in questo tempo di incertezza e di precarietà la politica debba trasformarsi: da pura politica di professione a un impegno civile e sociale, anche per un periodo limitato. Non una carriera ma una passione che si realizza.Quindi, diventando più precaria, assomiglierebbe di più alla realtà sociale e civile che deve interpretare e per la quale deve legiferare.Io vorrei far parte di quella quota, perché considero il mio impegno sociale e professionale oggi in politica. Domani, di nuovo, nella ricerca e nel racconto delle trasformazioni della società.E la nostra oggi è una società che chiede coesione, convergenza di ideali, perché la precarietà e l’incertezza di uno sono la precarietà e incertezza di tutti.Dalla crisi all’opportunità: un manifesto generazionale Da quindici anni l’Italia cresce troppo poco. E non è soltanto l’economia italiana oggi. Sembra essere l’economia internazionale a essere molto molto affannata.Il modello di sviluppo che ha caratterizzato l’ultimo secolo è al capolinea. Di fronte allo scenario dell’esaurimento delle risorse, le risorse energetiche in primo luogo, occorre ripensare le strategie per una progettualità di crescita qualitativa e sostenibile.Il vero e forse unico valore di un paese è la progettualità. Espressa e rappresentata dai giovani, non solo come portatori delle istanze di una generazione, ma anche come progettisti di un futuro soffocato dall’incertezza del presente.Alla politica di oggi non può essere chiesto di attuare solo delle manovre correttive, ma occorre mettere in campo nuovi valori. Nuove logiche di sviluppo. Non più incentrate solo sulla logica dei consumi, ma orientate verso uno sviluppo identitario e di qualità. Uno sviluppo che tenga conto della limitatezza delle risorse, di una cultura del territorio, della necessità di un modello di sviluppo più al femminile, con la partecipazione e il coinvolgimento di chi questa precarietà personale, sociale e ambientale la vive in diretta sulla sua pelle.
Pubblicato da
PD Casalmaggiore