mercoledì 16 aprile 2008
ANCHE ALL'OPPOSIZIONE POSSIAMO CONTINUARE A CRESCERE
di Paolo Baratti - Di fronte ai dati definitivi si può constatare che il Partito Democratico ha ottenuto un buon risultato: non ha pagato l’impopolarità di alcune scelte del precedente governo, anzi ha lievemente incrementato il consenso rispetto alle precedenti votazioni. Altri due aspetti positivi di questa tornata elettorale sono la presenza di una maggioranza netta in grado di governare ed il ruolo di opposizione che l’Italia consegna al Partito Democratico: come si poteva pensare che un partito giovane, ancora non completamente organizzato, eterogeneo anche se già capace di alcune scelte chiare fosse in grado di assumere il controllo di un paese caratterizzato, allo stato attuale, da una forte insofferenza nei confronti del centro-sinistra? L’occasione di fare ed essere opposizione deve suscitare stimoli nuovi per procedere nella costruzione di un progetto politico di ampio respiro e di lungo termine, è il risveglio dopo una notte di festa, la campagna elettorale, dove abbiamo conosciuto persone nuove, discusso di idee e sogni e ci siamo fatti cullare da qualche illusione. Al risveglio, siamo ad inizio giornata e ci attende il lavoro quotidiano con il quale siamo chiamati a rendere tangibili gli obiettivi che ci siamo prefissati. Occorre iniziare dagli aderenti e dai simpatizzanti del nuovo partito: la casa è stata costruita, un po’ in fretta a dire la verità, ora è indispensabile pensare a chi vi abita. Gli inquilini hanno provenienze politiche eterogenee, alcuni partecipano per la prima volta, hanno età differenti, bisogni e speranze variegate: è necessario dialogare e confrontarsi per trovare la giusta sintesi di idee per poi rivolgersi all’esterno con proposte veramente nuove. È giunto il momento di radicare concretamente il partito sul territorio, ascoltare e fare propri i problemi reali delle persone, suscitare una partecipazione trasversale in età, sesso ed occupazione, cogliere gli entusiasmi dei giovani e giovanissimi senza renderli effimeri ma duraturi e propositivi, custodire ed attingere all’esperienza dei meno giovani. Altro aspetto fondamentale è la differenziazione della proposta: il PD si deve caratterizzare come portatore di idee e concetti diversi (e possibilmente nuovi), soprattutto negli ambiti che maggiormente lo caratterizzano ed in cui le altre compagini sono più deboli o assenti del tutto. In questo momento mi preme porre l’accento sulla questione culturale: dobbiamo contrastare il forte impoverimento culturale degli ultimi anni che riguarda tutti i livelli della società, dall’alto al basso e che causa superficialità, incoerenza e revisionismo; del resto, lamentandoci della classe politica non facciamo altro che lamentarci di noi stessi che produciamo quella classe. Chi ne paga il prezzo maggiore sono, ancora una volta, i giovani, gli elettori e gli eleggibili di domani, che, nell’assenza di serie proposte culturali, o nel marasma di proposte finte ed ambigue, alimentano il proprio disorientamento verso un mondo obiettivamente complesso da comprendere e dominare. In un popolo con la memoria troppo corta e talvolta preda di un’emotività poco costruttiva, lo studio e la riflessione sulla Storia non possono che portare benefici duraturi e sano progresso.
Pubblicato da
PD Casalmaggiore