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martedì 18 dicembre 2007

LEGGI ELETTORALI E RISTRUTTURAZIONE DEL SISTEMA DEI PARTITI

Il professor Gianfranco Pasquino ha autorizzato a pubblicare sul nostro sito un'interessante brano dal suo ultimo libro. Si tratta del capitolo XIV tratto dal suo volume "Le istituzioni di Arlecchino", Napoli 2007, Scriptaweb, caldamente consigliato a tutti e disponibile per l'acquisto sul sito www.scriptaweb.it. Gianfranco Pasquino, è Professore ordinario di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Insegna anche presso il Bologna Center della Johns Hopkins University. Laureatosi con Norberto Bobbio a Torino e specializzatosi con Giovanni Sartori a Firenze, ha insegnato anche nelle Università di Firenze, Harvard, della California a Los Angeles e alla School of Advanced International Studies di Washington. Ha diretto dal 1980 al 1984 la rivista Il Mulino e, dal 2001 al 2003, la Rivista Italiana di Scienza Politica. È stato Senatore della Repubblica dal 1983 al 1992 e dal 1994 al 1996 per la Sinistra Indipendente e per i Progressisti. Il 26 luglio 2005 è stato eletto Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei.


Lo stretto rapporto che intercorre fra le leggi elettorali e i sistemi di partito e’ noto da tempo a tutti gli studiosi. Un numero notevole di grandi politologi hanno dedicato parte, anche importante, della loro attivita’ scientifica proprio a questo tema. I contributi di Ferdinand Hermens (tedesco), Maurice Duverger (francese), Arend Lijphart (olandese) e Giovanni Sartori (italiano), per citare soltanto i piu’ eccellenti fra questi studiosi, scegliendoli da quattro paesi diversi che, non tanto sorprendentemente, hanno tutti in un momento anche lungo e spesso drammatico della loro storia, utilizzato sistemi elettorali proporzionali, rimangono decisivi. E’ importante sottolineare che nessuno di questi studiosi ha mai considerato i sistemi elettorali in maniera avulsa dal sistema politico ne’ ha mai separato l’analisi dei sistemi elettorali da quelli dei sistemi di partito. Anzi, questo rapporto costituisce il principale interrogativo di ricerca per tutti loro, allo stesso modo che i piu’ avveduti dei riformatori elettorali e istituzionali sanno che le conseguenze di mutamenti nelle leggi elettorali e nei sistemi di partito debbono essere analizzate e, eventualmente, soppesate e previste prima di imbarcarsi in imprese riformatrici azzardate (1) che, altrimenti, produrrebbero soltanto effetti indesiderati, ma tutt’altro che imprevedibili. Da questo punto di vista, appare drammaticamente evidente la poverta’ del dibattito italiano, non soltanto di quello contemporaneo, che, quando tratta dei sistemi elettorali, si focalizza su clausolette, e, quando parla di partiti, si preoccupa di identita’, di piu’ o (spesso) meno gloriose, mai criticamente rivisitate, tradizioni, di imprecisate culture politiche e, da ultimo, nel centro-sinistra, di, non meglio chiarite, culture riformiste. Invece, quando si parla di sistemi elettorali bisogna analizzare meglio a fondo le grandi alternative (drasticamente: proporzionale oppure maggioritario) e, soltanto dopo, le clausole migliori nell’ambito di ciascuna alternativa. E quando si parla di partiti, il discorso dovrebbe vertere, anzitutto, su organizzazione e rappresentanza e, subito dopo, essere collegato organicamente con i sistemi di partito. LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO