sabato 5 gennaio 2008
IL MIO APPOGGIO AL COMITATO
Perché dico no alla centrale di Martignana? Leggendomi un po’ del materiale che ho reperito tramite il comitato, ho riscontrato diverse problematiche assolutamente impossibili da accostare alla vita quotidiana di un piccolo paese di campagna (ma anche di una grande città indubbiamente). Sull’aspetto tecnologico, credo sia grave una dispersione del 50% rispetto alle potenzialità di produzione. Finora nessuno che sia a favore della realizzazione dell’impianto ha saputo spiegarmene il motivo. Ma su questo io, normalissimo cittadino, non ingegnere e neppure scienziato, posso sorvolare, anche perché indagando ancora più a fondo emergono particolari sempre più inquietanti, non meno importanti e forse più alla portata di tutti. Essendoci ad esempio necessità di svariate tonnellate di oli combustibili per far funzionare la centrale tutto l’anno, qualcuno ipotizza che per provvedere al fabbisogno di materia prima occorrano circa 17000 ettari di terreno. E non è neppure l’estensione peggiore paventata. Sulla stampa addirittura leggo che ci vorrebbero tutti gli ettari di set-aside disponibili nella provincia di Cremona. Vista la continua crisi in cui naviga la nostra agricoltura (basta tornare con la mente all’estate appena passata, quando le scorte di frumento erano pressoché esaurite portando i prezzi alle stelle) per capire che sarebbe una bestialità il sottrarre tutta quella terra per produrre elettricità (di cui una cospicua parte peraltro se ne andrebbe persa). Sul lato economico poi, come possiamo concepire che un’operazione di questo tipo si basi esclusivamente su fondi pubblici e tolti questi si rischi l’abbandono o la conversione in centrali convenzionali? Come mai chi vuole creare una struttura del genere non è in possesso di solide basi economiche che garantiscano un minimo di sicurezza e garanzia di serietà? Anche se ci fermassimo qui, quanto emerso finora basterebbe a far cambiare idea anche al più stoico fautore di questa centrale (se avesse un minimo di sale in zucca). Mi chiedo come mai queste cose non sono state valutate a suo tempo da chi di dovere? Una carrellata veloce su altri aspetti: svalutazione immobiliare degli insediamenti abitativi nelle immediate vicinanze e per quelli che mi dicono di essere in corso di realizzazione; vicinanza all’asilo nido di questo immenso impianto che brucerebbe 30mila tonnellate di olio; ulteriore spreco delle già scarse riserve idriche nel sottosuolo; smaltimento incerto dei reflui di raffreddamento e degli scarti di lavorazione; aumento del traffico stradale con la presenza di numerosi nuovi tir “oleosi”; nanopolveri; fumo, odore di fritto e tanto rumore. Infine, un ultimo aspetto non da sottovalutare assolutamente è che acquistando la materia prima dai paesi sottosviluppati del sud est asiatico, andremmo a gravare ulteriormente la situazione di povertà e di fame degli abitanti di quelle aree, togliendo loro terra da coltivare per sfamarsi, in nome di un nostro fasullo beneficio che in realtà farebbe solo danni, creando inquinamento da noi e più povertà da quelle parti. In conclusione penso che se questa centrale verrà costruita le istituzioni dovranno fare i conti con un grande fallimento economico, ecologico, ma soprattutto sociale che, coinvolgendo anche i lontani paesi del sud est asiatico produttori del famigerato olio di palma, assumerebbe dimensioni davvero inconcepibili. Marco Vallari
Pubblicato da
PD Casalmaggiore