1. che la politica non ha fatto bene il suo mestiere: prima di dare autorizzazioni a impianti di questa rilevanza andavano verificate tutte le variabili in gioco relative alla filiera (lunga/corta), alla salute, alla presenza sul territorio di terreni sufficienti per la produzione in loco di materie prime. Per intenderci, l’olio di palma proveniente da oltreoceano è una vera assurdità. Andava inoltre creata una “rete” con gli altri Comuni del territorio per le possibili sinergie.ù
2. che è mancata la comunicazione fra eletti ed elettori. Bene hanno fatto i cittadini ( anche se tardivamente) a mobilitarsi.
3. che i pareri scientifici a volte sono contrastanti. Ho letto considerazioni del Prof. Gianni Tamino (università di Padova) che cita studi Americani e dell’ENEA piuttosto vecchiotti (rispettivamente del ’93 e ‘78/’79) che critica gli impianti a biomasse che siano poco più che marginali.
Invece il Prof. Alarico Macor (guarda caso sempre dell’università di Padova e Vicenza ) scrive un saggio sulla rivista L’Informatore Agrario n. 37/2007 (lo consiglio per la serietà, chiarezza ed approfondimento) intitolato “Oli grezzi e cogenerazione, un binomio remunerativo” dove sostiene l’economicità, la convenienza, l’ecosostenibilità d’impianti a olii grezzi di piccola/media taglia. Sulle emissioni si sostiene che sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Comunque in questo stato di cose e così come è stata presentata, anch’io non approvo questa centrale. La parola passa ora alle possibili mediazioni. Caro Angelo, effettivamente ci sono molti problemi in Italia. Il degrado delle Istituzioni, la scarsa considerazione reciproca fra cittadini ed istituzioni, la mancata introiezione dei principi di legalità/responsabilità da parte dei vari poteri, il debordo ed invasione di altri campi da parte di tanti organismi sono solo alcuni. Ma qui veniamo alle “ridenominazioni”. Come sbrogliare queste questioni? Parlerei di ETICA DELLE RESPONSABILITA’ da parte degli uomini di governo (nazionali, locali, di enti vari) e da parte dei cittadini. In un paese normale si discute nelle stanze deputate (e anche fuori nelle piazze), si sentono le parti interessate (cittadini, associazioni ecc), si aprono liberi dibattiti, si effettuano i passaggi tecnico/legali e si decide. Il problema riguarda le rappresentanze, ma anche le catene o gerarchie di potere e di indipendenza fra i vari organismi dello stato. Serve certezza del diritto. Servono quindi riforme urgentissime per cavarci dal cul de sac in cui ci stiamo infognando da troppi anni. Anche i cittadini devono avere un’etica della responsabilità. Il tuo esempio di Napoli non mi sembra molto azzeccato. Perché i cittadini accettano che vi siano in pianta organica mansioni di “contatombini” o di LSU ( lavori socialmente utili) nullafacenti? E potrei continuare… fino al problema della munnezza che rappresenta veramente uno scandalo. Cara Silvana, guarda che di solito ascolto (anche se a te non sembra) quelli che non mi annoiano e di pazienza ne ho forse troppa. Credo che fare scelte politiche sia come comporre un mosaico di tessere che pian piano (con pazienza appunto) si accumulano, formando un quadro d’insieme. Queste tessere richiamano ai fini ed ai mezzi, quindi: perché, per chi, come, con quali risorse, con quali benefici, con quali rischi. Ogni buona amministrazione si vede dall’equilibrio tra risorse e risultati, oltre che dalla qualità della mission come tu dici. Prescindere o svincolare le scelte politiche dà un sano principio di economicità (come mi sembra di aver capito tu proponga in nome del “presunto” più alto significato del sociale rispetto all’economico) mi sembra una vecchissima e sforacchiatissima idea che ha portato tanti danni ad ogni istituzione che l’ha praticata. Il PD è nato, lasciamoci tutti alle spalle un po’ di ciarpame. Con stima, Marzio Zaini