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mercoledì 16 gennaio 2008

TRA REFERENDUM E RIFORMA IN PARLAMENTO

La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili tutti e tre i quesiti referendari, che riguardano il divieto di candidature multiple, l'abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e l'attribuzione del premio di maggioranza alla lista che raccoglie più consensi e non più alla coalizione. A questo punto, toccherà al governo decidere la data di convocazione della consultazione popolare, che dovrà essere fissata tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. E' intanto approdata ufficialmente in Senato la "bozza Bianco", cioè la riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Il suo deposito, da parte del presidente della commissione Affari costituzionali Enzo Bianco è alternativa alla proposta referendaria. E suscita l'ira dei partiti minori dell'Unione, a cui però Walter Veltroni manda un messaggio preciso: sulla soglia di sbarramento non si tratta, perché è la «ragione» della riforma. Caute aperture si registrano invece soprattutto nell'Udc, ma in una certa misura anche in An perché il testo recepisce la sua principale richiesta: obbligo di dichiarare le alleanze prima del voto. Un raffreddamento si registra invece in Forza Italia. Bianco ha depositato la bozza in cui ci sono delle novità rispetto al testo sinora noto, per venire incontro alle richieste dei partiti «medi» (An, Udc, Prc, Sd): il riparto dei seggi avviene in un collegio unico nazionale e non più circoscrizionale. In più c'è l'obbligo di indicare le alleanze prima del voto, cosa che piace al partito di Gianfranco Fini. Chi invece è decisamente contrario sono i partiti minori dell'Unione, come Udeur, Socialisti, Pdci, Verdi e Idv. Il coro è unanime su due punti: innanzi tutto l'accordo va cercato prima nella coalizione e poi con l'opposizione; e in secondo luogo va ritirata fuori la bozza Chiti (simile al modello in uso nelle regioni) che andava bene a tutti i partiti dell'Unione. Veltroni non si lascia intenerire e replica ricordando che la «ragione» per cui si fa la riforma è proprio quella di «ridurre la frammentazione». «Se si chiede di abolire la soglia - dice con nettezza - è come abolire le ragioni di questa legge. Ma c'è davvero qualcuno che pensa che la soluzione è avere 24 partiti? Se è così, è in distonia con il Paese». E poi, aggiunge, i partiti della sinistra radicale non stanno forse facendo la "Cosa Rossa" che non dovrebbe temere la soglia? Fonte L'Unità