mercoledì 7 maggio 2008
BIRMANIA: NON ABBANDONIAMOLI
"In Birmania la priorità assoluta è prestare soccorso alla popolazione. L’Unione Europea ha fatto un piano straordinario ed è pronta a mettere in campo altri aiuti oltre ai due milioni di euro stanziati nelle prime ore per soccorrere la popolazione. C’è un grande circuito di solidarietà internazionale, di cui la UE è parte, siamo di fronte a una catastrofe di proporzioni immani. La situazione birmana ora è ancora più critica, le cifre di morti e dispersi parlano di una catastrofe umanitaria di proporzioni spaventose, occorre favorire il dialogo tra la giunta militare al potere, l’opposizione guidata da Aung San Suu Kyi, i rappresentanti delle diverse comunità etniche, i settori della società civile e religiosa per realizzare la riconciliazione nazionale e la transizione democratica fino a elezioni libere che consentano al popolo birmano di scegliere i propri governanti. Questa strategia al di là delle emergenze immediate deve portare la comunità internazionale a continuare a cercare un dialogo. Le autorità birmane aprano il paese in modo libero e senza ostacoli a tutti coloro che sono pronti ad aiutare la popolazione stremata da questa catastrofe, concedendo il visto di ingresso nel Paese agli operatori sanitari e a tutto il personaletecnico utile all'azione di soccorso e alla gestione dell'emergenza. Piero Fassino, inviato speciale della UE per la Birmania. I dati ufficiali emessi dalla tv di stato parlano ancora di 22mila vittime e 41mila dispersi, ma già da ieri ActionAid, l’organizzazione umanitaria che si trova sul posto, sostiene che le vittime in realtà sarebbero 27mila. Per “Save the Children”, che ha avviato i primi aiuti, la cifra sarebbe addirittura molto più alta. I dati di questa tragedia salgono continuamente. Le difficoltà per i soccorritori sono tante, sia per lo stato delle città e delle strade, e per gli ostacoli della giunta militare, il regime al potere nell’ex Birmania, che di fatto non sta favorendo i primi soccorsi. La situazione a Rangoon sta peggiorando: continua a mancare l’acqua e la corrente elettrica. Per le organizzazioni umanitarie impegnate sul posto è difficilissimo portare soccorso e soprattutto comunicare viste che le reti telefoniche sono andate distrutte. Nell’inondazione sono andate distrutte le coltivazioni di riso, proveniente per circa 2/3 proprio da quelle zone sui cui il ciclone si è abbattuto più violentemente. Persi anche metà degli allevamenti di polli e di maiali. La situazione, che si aggrava di ora in ora, potrebbe costringere la Birmania, finora autosufficiente, ad importare il riso, che, peraltro, proprio in questi giorni ha subito un rialzo dei prezzi sui mercati internazionali. Aiutiamoli. Sul campo anche la Croce Rossa internazionale, che ha comunicato di aver lanciato un appello per raccogliere 6,29 milioni di franchi svizzeri, circa 3,86 milioni di euro, in modo da fornire alloggi d’emergenza, acqua, zanzariere e altri generi di prima necessità. Alla CRI precisano che si tratti di un primo piano che man mano aggiorneranno sulla base delle informazioni. 123 mila euro sono stati già stanziati dall’Italia in risposta alla richiesta di Croce Rossa internazionale e da Mezzaluna Rossa. La giunta militare birmana ha alla fine accettato l’aiuto delle organizzazioni umanitarie internazionali. Il regime in questo senso, nonostante l’inadeguatezza dei mezzi messi a disposizione, mostra ancora molte reticenze, difatti a molti organizzazioni umanitarie non sono stati concessi i visti per entrare in Myanmar. La giunta ha deciso comunque di nominare un responsabile che esamini le varie domande presentate dalla Ong e dalla agenzie internazionali per entrare nel Paese. Questo significa ancora ritardi nel portare soccorso alle popolazione.
Pubblicato da
PD Casalmaggiore