martedì 6 maggio 2008
LA POLITICA DELLA VIOLENZA
Tornando a Roma dal Veneto dopo una lunga campagna elettorale, avevo alcuni motivi di inquietudine che, purtroppo, sono diventati chiari nei giorni scorsi di fronte all’ignobile pestaggio in cui una banda di neonazisti veneti ha ucciso il giovane Nicola Tomaselli, colpevole soltanto di non appartenere al mondo che i picchiatori volevano rappresentare. Nelle città del Nord Est che percorrevo ogni giorno e ogni sera, da Padova a Vicenza, da Rovigo a Verona, ma, soprattutto in questa ultima città, sentivo un’atmosfera cupa. L’atmosfera di cittadelle assediate dagli stranieri che incontravamo nel centro e soprattutto nelle periferie, intenti ai loro lavori. Sentivo soprattutto una diffusa ostilità o indifferenza che non esprimeva nulla di buono da parte delle comunità o di parte di esse. Quando mi dissero che non sarei potuto tornare a Verona per tenere un discorso il 25 aprile perchè il sindaco Tosi della Lega Nord, che aveva vinto le ultime elezioni comunali nettamente, favorendo per giunta l’accesso al consiglio comunale di un esponente della Fiamma Tricolore, Andrea Miglioranzi, noto per le sue simpatie neonaziste, non aveva concesso la piazza richiesta dalle organizzazioni della sinistra per celebrare la ricorrenza. Non mi ero stupito di quel gesto, ma mi era parso che l’atteggiamento del sindaco, che aveva qualificato come “roba di archeologia” la celebrazione della Liberazione, fosse un ulteriore stimolo che si forniva alla divisione tra i veronesi e agli oltraggi continui alla costituzione repubblicana e ai valori che essa difende. Ora la scoperta della violenza gratuita e programmata da parte di giovani di varie classi sociali che hanno preso sul serio l’alleanza benedetta dal sindaco tra la Lega (oggi di nuovo un partito di governo) e l’estrema destra, dovrebbe indurre le forze responsabili dei due schieramenti parlamentari a riflettere su quello che significa quell’alleanza e quella visione del mondo. Si tratta di una visione che poggia sull’idea malsana di una patria razzista e ostile verso chi non vi appartiene o è addirittura diverso per idee e concezione del mondo, che perciò non è legittimato né a calpestare il suolo cittadino né a condividere tutto quel che spetta ai veronesi. E quando esponenti di Alleanza nazionale come La Russa, futuro ministro, e Gasparri hanno risposto all’allarme di Veltroni sulla situazione politica, accusandolo di abbaiare alla luna o di parlare di cose inesistenti, mi chiedo che cosa davvero divida quel partito da alleati elettorali come la Fiamma Tricolore o Forza Nuova che hanno costituito peraltro forze accolte a braccia aperte nel Popolo della libertà di Silvio Berlusconi. La verità è che quei politici, e purtroppo anche esponenti dell’ex centro-sinistra che, nei giorni scorsi, hanno definito inesistente e del tutto oramai finito il pericolo di un ritorno al neofascismo di fronte ai saluti fascisti e alle invocazioni a Mussolini la sera della clamorosa vittoria che il 28 aprile scorso ha visto la vittoria a Roma di Gianni Alemanno, parlano di una società che non esiste e non si rendono conto dell’emergere in Italia, nel Veneto come a Roma e in molte altre città della penisola, di forze organizzate che si ispirano a una cultura fanatica e razzista, legata a una violenza squadristica, pronta a realizzarsi prima contro gli immigrati e subito dopo contro quegli italiani che la pensano diversamente. Eppure le violenze diffuse contro altri italiani, oltre che contro gli extracomunitari, sono note per inchieste giudiziarie che datano da alcuni anni. Magistrati come Cuno Tarfusser a Bolzano e il procuratore capo di Verona Guido Papalia, hanno segnalato da oltre un anno a questa parte aggressioni e pestaggi gratuiti da parte di giovani del Veneto Fronte Skinheads che hanno diciassette sedi nel Nord e migliaia di iscritti e che vedono al loro interno iscritti di varie classi sociali che si muovo con la violenza nei confronti di quelli che non appaiono “omologati”. E Verona si distingue tra le città perché lì il patto tra la Lega e l’estrema destra razzista è iscritta dall’inizio nell’accordo politico ed elettorale che ha portato alla carica di sindaco Flavio Tosi e che ne fa uno dei possibili successori nei prossimi anni del presidente della regione veneta Galan. Eppure le leggi per perseguire le organizazioni di cui fanno parte gli aggressori degli ultimi episodi di violenza nella città scaligera ci sono. Basta ricordare la legge Mancino del giugno 1993 che detta «misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa». In quella legge, che inutilmente l’onorevole Fiore di Forza Nuova ha tentato di far abrogare nella quindicesima legislatura, all’articolo 2 si dice con chiarezza che «è vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione dai sei mesi ai quattro anni». Ci chiediamo, di fronte a quel che sta accadendo, perché le forze dell’ordine e la magistratura non siano ancora intervenute in maniera efficace e tempestiva, possibilmente preventiva, nei confronti del Fronte Veneto e di altri movimenti similari che da anni si muovono con la violenza nel Nord Est e altrove. Nicola Tranfaglia (da L'Unità)
Pubblicato da
PD Casalmaggiore